16.5.06

De Kraken Kode

S'alza una lama di sole benedetto dalle fanghiglie dell'orizzonte caliginoso. Kraken giace a terra, madido di un sangue tutto raggrumato, qualche dente fuori dal cardine, occhi pesti e spaccati. La sabbia è molto fredda, ma è un soffice letto che accoglie le sue mebra spezzate e contorte.
SOrride con una forza ebete e decerebrata a quel sole ch elento assurge a nuovo inizio per un umanità ormai paga della propria scialba entropia consumistica. Il mondo continuerà il suo lesto palpitare: le donne in cinta spurgheranno bambini, gli infanti si cagheranno addososo certi che qualcuno li pulirà primao poi, gli uomini si alzeranno ed andranno a lavorare, i pensionati andranno al circolo a giocare a carte, i becchini scaveranno le fosse, i corpi continueranno a marcire sotto i loro tre metri di terra (i più fortunati) e i corvi persisteranno con il loro lento volo circolare su questo fottuto festino di sangue.
Kraken si asciuga il sangue secco che gli intasa il naso dolorante. Si trascina fino alla riva e si dà una rinfrescanta nel grande serbatoio oceanico crepitante di astio mattutino. Grave errore: il sale s'apre un ingresso urticante attraverso le ferite ancora ben schiuse come purpurei fiori di anemoni.
Seguono bestemmie a matrioska. Quando pare esaurita l'ultima ecco che ne affiora un'altra.
Kraken si spazza gli abiti spiegazzati, s'aggiusta l acravatta macchiata di plasma, raccoglie la giacca fumo di londra che ritrova assediata da gabbiani orbi e beccanti a qualche metro dal suo pagliericcio sanguinolento e si avvia verso un qualche posto.
L'unica cosa che sa è che il sole è alle sue spalle.
Cerca di ricordare Kraken, cerca di ricordare. Dove abita il bastardo che ti ha ridotto così?
Si fruga istintivamente nelle tasche della sua oramai ex-giacca favorita. Nella tasca destra trova unlembodi carta a quadretti con su scritto l'indirizzo di un certo Dan Brown a Londra, voltò il folgietto e lesse una piccola nota che diceva: "Non credere alle sue parole". Nella tasca di sinistra ecco che trova un piccolo foglio bianco Perla, molto leggero, tipo carta India, con su scritto a lettere cubitali parole vergate dalla sua stessa mano: "Attento all'Opus Dei".
Improvvisamente rammenta che il manipolo di bastardi che l'avevano pestato in quel sordido parcheggio erano vestiti di nero, avevano gli occhiali e per ogni calcio e pungo che andava a segno chiedevano perdono a Dio.
Kraken sorrise con un canino in meno ma molto più feroce del solito: l'Opus Dei oggi avrebbe passato un brutto quarto d'ora.

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