31.3.06

una lezione di vita da parte di K

Kraken meditava un golpe il giorno in cui il Maresciallo in Canotta Otto Von New York City inviò a tutti i potenziali elettori un opuscolo cartonato e rilegato in panno di daino tramite il quale li indottrinava sulle riforme che il suo partito avrebbe innestato sul tronco tecnocrate ma insecchito del Governo di Brian Elettro Schock Blues Eno.
Kraken prese la coincidenza nell'unico modo in cui una coincidenza non deve essere presa: un segno divino. Si convinse allora di essere dalla parte del giusto metafisico e pensò di agire di conseguenza imbracciando un Barracuda a spalla spara Locuste artigliate e caricando la sua K-Mobile di Cazzate in Umido. Fatto ciò partì sgommando e mostrando il dito medio al vicino in veranda alla volta della Caput, infiammato da una voglia di farla finita con tutto ciò che aveva i pori che trasudavano liquame che sapeva di politcante. Già si leccava i baffi immaginando la sarabanda ed il caos che avrebbe portato nel palazzo del Potere e la quantità di sangue con cui avrebbe tinteggiato i gabinetti dei senex atori e l'odore della polvere da sparo che consumava i gilet spastici dei commessi del Parlamento, che tremanti e stipati in uno sgabuzzino buio, come loro costume avrebbero offerto il loro deretano, ne era certo, pur di essere risparmiati.
Durante il viaggio, il disturbo alla memoria di cui Kraken dimentica spesso di essere soggetto, si manifestò fulmineo; come se qualcuno avesse premuto un pulsante sulla sua testa e l'avesse spenta Kraken si trovò alla guida di una macchina che non riconobbe e davanti ad un panorama montuoso che non sapeva esistesse.
Alla prima piazzola di sosta si prese un pausa e manovrando lo specchietto retrovisore incrociò il suo sguardo. Non si riconbbe affatto, anzi pensò che ci fosse qualcuno sul sedile posteriore e si voltò spaventato. Lo spavento si tramutò in una congrega urlante di monaci cistercensi castrati vivi dagli anarchici spagnoli quandò notò il Barracuda pronto a sputare il suo carico di Locuste avvezze all'omicidio sistematico e il carico osceno di Cazzate in Umido il cui minimo contatto con l'Asciutto avrebbe potuto far esplodere.
La situazione era senza pietà.
Kraken allora, mosso da una emineza grigia che sta lì lì per farsi sgammare, accese la Radio. Ne uscì un suono, una voce e poi una canzone. Il suono era il ruggente fuoco dell'Inferno, la voce quella di un semidio puragotriale che lo invitava a pentirsi e a convertirsi al dio Primidio, la canzone era un vecchio successo di Laura Pausini e Blin lemon Jefferson...la Pausini, alle prime esperienze di delta blues, appariva nel brano come suonatore del proprio astringente verme solitario, estratto, rinsecchito, lavorato, reso cavo e sonoro dal tempo e dalla mano dell'artigiano, se non Patriarca, Enoch. La canzone era un invito ad uccidere la propria donna, oltrepassare la frontiera e divenire un cabalista down in Mexico way.
Kraken si denudò, vittima del Panico sentimento che le robanti valli gli ispiraronoe delle note sghembe e aurorali del sound del Limone Accecato, abbandonò la sua automobile e decise di giocarsi la sorte correndo a perdifiato nel bosco: dove il suo corpo avrebbe ceduto alla fatica lì avrebbe eretto una baracca di canne, funghi e muschio, dotata di un letto di foglie marce e pietra pomice, completamente priva di possibilità di attacco internet e avrebbe per sempre vissuto all'interno di una circonferenza di 34 metri di diametro come un cane alla catena.
Avrebbe così raggiunto l'estasi che solo gli eremiti e certi diciotenni in discoteca raggiungono.

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