6.3.06

totenkraken

kraken prese dei farmaci e sognò.

Si immaginò di essere in un luna park americano e di entrare nella vecchia tenda della pizia per farsi svelare il futuro tramite l'arte dei tarocchi.
si sedette sulla testa bestemmiante di sam peckinpah mentre la fattucchiera iniziava il rituale del miscugliodelle carte. Lei gli parlò di arcani minori e maggiori e poi gli fece tagliare il mazzo dicendogli di concentrarsi sulle scene che prediligeva dei film di Peckinpah...gli fu impossibile non pensare a Mucchio selvaggio naturalmente ma si ritrovò per la testa anche De Niro in taxi driver che si puntava il dito contro lo specchio...temette che questo difetto del pensiero, questa distrazione, pregiudicasse la divinazione ed entrò in un paranoia tesissima, tale tensione potremmo indicare come causa degli incidenti che seguirono.
Mentre la vecchia disponeva le carte in ordine apparentemente rosacrociano Kraken si rendeva conto che sarebbe potuto entrare nella tenda Salomon Burke e continuare la catena dei suoi pensieri dal punto esatto in cui il suo ingresso l'avrebbe interrotta.
Così fu.
Entrò Solomon e iniziò a snocciolare tutti i pensieri che scaturivano dal punto in cui kraken era giunto. La Pizia, reputando troppo modaioli i tarocchi, prendeva a masticare erbe di alloro mescolato a ceppi di Draconico e Acanto. burke, la balena nera, priva del suo Hacab negro e bluseggiante, continuava a diramare il pensiero di Kraken come se fosse una tela dalle migliaia di fili di cotone multicolore...tale tela disegnava cose incredibili inaudite anche per i sogni...ma ben presto il ragazzo K si sentì a disagio per quello spudorato raccontare e desiderò intensamente che Solomon si sciogliesse nell'acido in cui quel sogno stava fermentando.
Così fu.
Solomon si dissimulò senza pietà forse ingoiato dalle zanne leporine del Peckinpah sempre ringhiante sotto le chiappe di K ma, ripeto, non ci sono conferme sull'accaduto...e intanto la pizia era invasata dai fremiti della possessione. Rigurgitò ectoplasma e la colazione della mattinata. Tornata in sè con un bastoncino adatto allo scopo (chiamato Smicciarello) frugò il viscerume seguendo uno schema simbolico di gesti e cenni che si tramandavano da Pizia in Pizia dal 1200 AB (avanti beatiful). Pronunciò una preghiera e si addormentò. La pizia immaginò di essere Kraken che andava dalla pizia più antica, quella originale, quella che tutto aveva insegnato e la chiaroveggenza l'aveva nel sangue, e sognò di farsi da questa predire il futuro per filo e per segnò. Mentre la pizia più antica confessava le sue visioni a quello pseudo kraken la pizia sognante prendeva lesta appunti su una tavoletta stenografando in cuneiforme.
Di ritorno dallo sghembo viaggio onirico, con il futuro di kraken in pugno, la pizia si fermò ad una bottega d'artigiani che stava proprio sul ciglio tra la Veglia e il Sogno. Vi entrò e dentro un nerboruto brian eno a petto nudo menava colpi di martello su una incudine fumigante di scintille, malleava un enorme oggetto di ferro tra le tenaglie. La Pizia si avvicinò titubante. Brian si fermò e si asciugò le scolpendere del sudore che zampettavano in rivoli assecondando i calli della sua epidermide...la Pizia si avvicinò di più per osservare meglio lo strumento che Brian stava lavorando con tanto furore gagliardo. -Si avvicini, si avvicini...ma cos'ha li tra le mani?- disse il fabbrino (leggi fabbr-eno) riferendosi al prezioso dossier su Kraken.
L'oggetto ancora rovente era un'asta dalle forme oscene...la Pizia era vicinissima ora all'incudine e risuciva a scorgere dei dettagli che non capiva su quello informe oggetto.
-Venga, venga vicino...-
Un passo, una mano gli afferrò la caviglia. La Pizia abbassò lo sguardo a terra spaventata dalla presa...lo fissava un volto baffuto dal pallore abbaccinante, un uomo prussiano dai fulgide basettoni coperti di sangue e fuliggine. Solo ora la pizia si accorse che l'incudine su cui il giovane mezzo glam abbatteva la forza del suo braccio e del suo maretello era la schiena deforma di un essere umano. Era Otto Van.
Gli occhi intrisi di terrore del maresciallo furono l'ultima orribile visione per la donna che non fece in tempo ad alzare lo sguardo su Brian Eno che la furia kubrickiana del suo martello scompose la naturale simmetria delle cellule ossee del suo cranio. Gli appunti sulla vita futura di Kraken svolazzarono tutt'attorno come luttuosa neve.
ALCUNI FOGLI SI INZUPPARONO DI SANGUE
ALTRI FINIRONO INCENERITI NELLA FORNACE
MA IN MANO DI BRAIN ENO RIMASERO ABBASATANZA PAGINE PER AFFERMARE CHE IL DESTINO TREMANTE DI KRAKEN ERA ORA DI SUA PROPIETA'.

Nel mondo onirico che Kraken sognava, la Pizia rimase addormentata con la rete dei tarocchi districata sul tavolino e la bava psicotropa alla bocca. Kraken cercò di svegliarla ma senza risultato. Si ficcò allora in tasca i quattrini della cassa, gli toccò le tette sode da sacerdotessa, e se la svignò innocente.
Sullo stretto sentiero che a casa lo riportava poteva sentire una pressione terribile sulla nuca come un macigno che lo schiacciava a terra: egli non vedeva nulla ma se avesse potuto avrebbe visto lo spigolo diabolico dell'occhio di Eno che dall'alto, dal basso, dalla destra e dalla sinistra, da ogni fottuto dove, si inzeppava cruento alla base del suo cervice. Da quel momento, per sempre, nei sogni, kraken avrebbe sofferto di quella opprimente sensazione senza sospettare che sul suo capo incombeva la scure fenicia di Brian Eno.

L'effetto dei farmaci di Kraken terminò e si svegliò. Ai suoi piedi il corpo salomonico di Solomon galleggiava in lago di grasso e fetore urbano. In televisione Warren Oates cadeva a terra in pozza di sangue preda della vendetta insensata della frontiera.

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