2.3.06

Il Kraken a San Remo

Erano dievrsi giorni che il Kraken non lo si vedeva in giro. i Suoi amici lo cercavano in giro, nei soliti posti dove sapevano di trovarlo, tipo i bar omo, i banchi dei pegni, i pornoshop più a buon mercato, le armerie e i reparti dei surgelati degli ipermercati, ma invano. Solomon Burke camminava, grasso e fronfio, nella strada più buia della città, dondolando il suo culone nero nel bituminoso fegato di tenebra. Bagascio varcava la soglia del Culo Aperto, noto ritrovo gay sulla Quinta Strada, e finiva per essere rimorchiato da un metalmeccanico di nome Silvio. Brian lo cercava sul web, sfruttando le sue conoscenze e bypassando il filtro di protezione famiglia che Otto Von aveva installato sul pc di casa, al Reichstaag ( o come cazzo si scrive). Jack Bass perlustrava le stazioni, i ponti, le scogliere e tutti quei posti dove era più facile addormentarsi sbronzi o suicidarsi.
Solo Lester Bangs se ne sbatteva: Lester se ne stava nella sua capanna sull'albero, guardandosi via cavo il festival di San Remo stravaccato in poltrona e strafatto di Romilar. Lester sosteneva contro ogni evidenza di stare lavorando a un pezzo per Creem, e intanto prendeva appunti sulle varie canzoni e li trascriveva in stenografia sul suo lercio taccuino che si scrive senza q.
alcuni estratti dal taccuino di L.B.
Niky Nikita Nikolayvic Nikolay (o come cazzo eccetera eccetera): ll fr dx up & down (trad: un colpo glielo darei)
Anna Oxa: Jj Ii K.A.Z.z.O.-V.U.O.i.? (trad: dammi un solo motivo per non insultarti)
Dolcenera: 7 < 6 (trad: interessante invito subliminale alla cremazione pineale)
Ron: H7 25 (trad: grande voce;interprete ideale per un melodramma sulla impossibilità di una defecazione tranquilla in un cesso pubblico).
Ma dove cazzo era finito Kraken? Nessuno lo sapeva, ma si era rintanato nell'appartamento di Harry Smith, al Chelsea Hotel di Cinisello Balsamo, per mettere a punto il pezzo che aveva intenzione di portare a San Remo.
Questo dettaglio Solomon, Bagascio e gli altri non potevano saperlo, e comunque Lester se ne sbatteva, strafocandosi di noccioline e Dilaudil davanti al televisore. Nel corso della serata, Lester sobbalzò dalla poltrona una sola volta, il che gli evitò l'insorgere di perniciose piaghe da decubito.
Ed eccolo là, Kraken, sul palco dell'Ariston (che avrebbe cambaito nome già nella terza puntata del Festival, dato che l'aveva rilevato Bill Gates), presentato da Panariello come un giovane emergente: ed ecco a voi la Kraken Liberation orchestra, tuonò il toscano abietto.
Lester sia vvicinò al televisore, sgrananso gli occhie spazzolandosi dai baffi le briciole degli snack ipercalorici che degustava tra un sorso di sciroppo e l'altro.
Kraken, smagliente nel pastrano pulcioso, col naso di gomma rossa sula naso di gomma rossa sul naso rosso di gomma sul rosso di naso gommoso, e un frivolo papillon annodato alla base del pene, sorrise alla platea, raggelandola all'istante.
Al collo portava una Telecaser pre Cbs, prestatagli dal vecchio Muddy W., e così iniziò a suonare.
Furono 16 minuti di caos, una sarabanda di valzer, un crocicchio di dstorisoni e feedback innestati sulle variazioni Goldberg e contaminati con sonorità Klezmer.
A metà del pezzo gli Hell's Angels della sezione locale fecero irruzione nel tatro, iniziandoa spacacre teste, e Krakne, ebbro come il bateu ivre, improvvisò una Gimme Shelter cancerosa, che non mancò di incrementare la sete di sangue degli Angel's.
E così Panariello morì, dicendo a Sonny Barger, tra indicibili sforzie sofferenze, oh che tu fai maremma bucaiola. Inutile dire che a queste parole Sonny moltiplicò il suo impegno e abbattè sul cranio di Panariello la catena con la quale era solito legarsi le scarpe.
Lester Bangs, intanto, teneva il conto dei morti, segnando delle ics (X) sul suo taccuino, gongolando per i suoi stessi vaticini lisergici che gli avevano fatto a lungo predire una nuova Altamont.
-Ciao Giorgio-, disse Kraken, staccando la Telecaster e abbattendola sulla testa di Begbie, che si trovava a passare da Sanremo per caso, e tra una puntata al casinò e un boccale di rossa doppio malto, si era ritrovato ospite della serata per aprlare del suo ultimo film, quel vecchio Trainspotting che usciva in versione restaurata in tutte le sale parrocchiali.
La notte calò così, rotonda e sdolcinata come il vecchio Solomon, che brancolava nel buio convinto di camminare nella luce.

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