23.3.06

Dalla raccolta Racconti brevi fantastici per non dire cazzuti

Erano giorni strani quelli per Terry Riley. Aveva appena troncato la sua stroai con Joni Mitchell perchè l'aveva scoperto a spalamre olio industraiel sul sedere lapalissiano di Brian Eno mentre il maresciallo che noi tutti ben conosciamo piangeva acoltando in cuffia Baby I'm gonna Leave You dei Led Zeppelin ripensando agli eventi frastagliati che portarono allo sfracellameto dello Zeppelin del conte Von Lindeburg e del suo equipaggio di madre lingua polacchi.
Terry Riley, arso dalla vita amorosa, si gettò a capo fitto nella musica contemporanea. Dimenticata la breve scappatella con quel cul tarlato di Bvian Eno (erre moscia) si appassionò al Minimalismo. Iniziò a suonare ripetutatmente sempre la stessa nota e a variare e interlacciare tali cicli monotoni tra di loro, fu così che da tali alchemici impasti saltò fuori Philip Glass armato di pistola giocattolo.
Alla semplice vista dell'innocuo balocco, l'animo da hippie pacifista e assuefatto all'erba del buon Terry spirò fuori dal corpo vittima di 12 microinfarti.
La salma apotropaica del compositore barbuto venne allora scalzata dalla smilza ed inspiegabile gobba atletica del Glass che più Glass nonsi può.
Cosa successe poi? Lo sanno bene i cronisti dell'Alto Medioevo che rintanati in bugigattoli illuminati da candele e petrol derivati dell'Ikea scrissero dei sogni che ossesionavono Philip Glass quando stremato s'addormentava sulla tastiera del pianoforte.
Sogni fatti di ventose, di becchi ghignanti che parevano parlargli, di enormi occhi senza profondità ma dal magnetismo kepleriano. Sogni tentacolari e umidi di abissi indecifrabili. Ogni volta che si sveglaiva era l'alba ed era coperto di fanghiglia del profondo ed alghe.
Questo suscitò sospetti velenosi. Philip Glass scrisse a tutti i suoi amici (pochi in realtà: Steve Reich, Micheal Nyman, Nicholas Negroponte e James Brown) ma tutti gli parlarono di auto suggestione e di psicofarmaci da prendere a dosi prescritte a ritmi rigorossimi.
Glass era prossimo al manicomio. Aveva deciso per esorcizzare gli strani fenomeni che lo affliggevano tramite una seduta spiritica, tipo inizi del '900, con medium russo ed eccentrico, come testimone il rettore dell'Università di Cambridge e il dottore della Regina Madre, tale Gustav Alopecya, che, si diceva, in realtà fosse una spia del regno prussiano di recente formazione del Gran Maresciallo in Sordina Otto Von Bismark.
Tutto fu preparato fin nei minimi dettagli. Tavolino imbastito con tre piedi, tondo. Stanza chiusa a chiave. Bottiglia di Brandy per tutti.
Il medium si chiamava Beckenbauer Maria. Era cieca e sorda, ma nonstante le sue deficienze appena entrò nella casa di Glass disse queste testuali parole:
-Icvi est das todliche Kraken.
E morì.
La morte della medium creò conseguenze incomprensibili per tutti i presenti, ma che portarono negli anni '60 al successo delle teorie di Marshal McLuan sui media di comunicazione e alla vittoria alle primarie della Puglia di Gianni Letta nel 21 secolo.
Tutto seguì il solco invisibile e giunse all asua naturale meta.
Glass comprese che era il suo pianoforte, costruito dai Baroni Bosendofer e poi poassato in mano dei Meta Baroni Kraken, a procurare i visicidi orrori e gli appicicaticci sogni notturni. Grazie a cotale marcia in più potè iniziare ad essere un quotato compositore di musiche per colonne sonore.
Il dottore Alopecya svegliò il proprio serpente Kundalini e divenne cometa rosseggiante ed infuocata sparata verso i più luminosi soli del cosmo centrale.
Il rettore dell'Univerisità diede le dimissioni. Qualche anno dopo lo si poteva vedere in giro a fare concerti per le strade miasmatiche di un Dublino in fase di rivoluzione industriale: si faceva chiamare Bob, ma tutti l'avrebbero conosciuto con il nome di Solomon.

0 Comments:

Posta un commento

Links to this post:

Crea un link

<< Home