3.2.06

Alla porta kraken sedeva e suonava una ballata

Erano ventidue anni che Kraken aveva quell'appartamentino in corso Mantonè a Pescara. Aveva deciso di accettare solo tossicodipendenti e capo mastri senegalesi come coinquilini. Purtroppo dovette adattarsi all'offerta dell'osceno Buco di Culo Adriatico che cagava solo avvocatucoli con la coda, retaggio di un primordio regretismo, e studenti fessi, nel senso di vuoti come ocarina. Nei primi anni, gli anni in cui Kraken suonava per strada per raccimolare i soldi per la bolletta e accozzava lo spicciolame in una bottiglia di coca cola tagliata a metà, aveva avuto come collega di appartamento niente meno che il Capitano Bagascio. Passarono grandi giornate assieme, erano giovani e senza pensieri; ma il lupo di mare aveva sempre avuto una specie di tensione che lo portava, se sostenuto da un giusto valore alcolemico, a parlare di certi magnifici luoghi oltre la pozzanghera adriatica. Così successe l'inevitabile: il valoroso compagno do merende era salpato un giorno, senza dir nulla, per strani lidi lasciando al Kraken solo un messaggio vergato sulla carta igenica: "Mi dispiace Krak, sento di nuovo le voci...vado". E s'era involato. Fu una dura giornata quella per Kraken. Non s'era mai reso conto di quanto il suo culo fosse solo sulla faccia della Terra senza il sostegno del buon Baga; d'altr parte egli aveva semplicemente seguito il suo karma scimmiesco verso i luoghi oltre l'orizzonte. Così ogni sera dopo una pizza raccimolata fredda e scondita da un pizzaiolo suo amico, e anche un pò culattone, Kraken si ritrovava suo malgrado a passeggiare sulla battigia catramosa.
Il petrolio adriatico riflette con barbagli di medusa la luna piena e lui, il Krak, si siede ed attende che una scialuppa di cartone e compensato porti sul suo dorsp crostaceo il suo buon compagnodi sbronze, il Bagascio. Ma niente.
Continuò così per un semestre scolastico, poi gli appuntamenti con l'orrizzonte stellato e vuoto si fecero sempre più rari. D'altra parte tutto passa. La solitudine divenne il compagno smangiato delle serate del Kraken; passeggiava giornate intere senza unameta;non articolava parola con alcuno per settimane intere. Era divenuto una specie di ombra incavata nel tessuto urbano. Silenzioso si proiettava su una vetrina un attimo, in un caffè, al bordo di un autobus, ma solo il tempo di un respiro e la sua presenza s'era già volatilizzata. Kraken, una volta falstaff della downtown, era ora un miserere cantato in una chiesa bombardata col prete impiccato sull'altare con infilato sul pene ben ritto dal crocco del suo collo un piccolo cherichetto sgozzato, maiali ed altri animali da fattoria che gironzolano cagando sui paramenti, un giovane comunista con l'eskimo comprato da papà che legge poesie di Pasolini...uno spettacolo arido e pietoso. I pochi che lo conoscevano iniziarono ad evitarlo sistematici poichè principiò a diffondersi la strana voce che Kraken portasse una sfiga monumentale. Arso dalla paranoia, ma senza la passione per auto eliminarsi, Kraeken decise di chiudersi in casa a guardare i filmini di quando lui e Bagascio erano felici, i così detti tempi delle vacche grasse... le prime rapine, i primi furti alle vecchiette, le prime ragazzine palpeggiate...Kraken dimagriva poichè il suo corpo era alimentato dalle solo radiazioni catodiche. Ma proprio a causa di tale influenza la sua massa tentacolare crebbe a dismisura, e paralello il suo livore cresceva come il suo corpo alimentato dall'indifferenza della società per il suo caso solitario e dal complesso di Edipo che mai l'aveva abbandonato.
Fu così che Pescara, in una mattina di un Ottobre qualsiasi, si svegliò con le urla e i crolli causati dalla furia devastatrice del Kraken che manifestava così il suo disagio giovanile e il suo desiderio di incominciare una nuova vita in cui la droga era il vero unico credo e la metafisica l'unico puro scopo.
Nel giro di qualche ora un manipolo di Vigli Urbani inviati dal questore che li aveva acqusitati su ebay con un Compralo Subito! d'altri tempi ebbe la meglio sul molle attacco del calamarone...Kraken s'abbandonò piegato sul cavalcavia che interseca il fiume e lì iniziò a rendersi conto del suo gesto impulsivo e della sua immaturità. Ma era troppo tardi: il sindaco, Robocop, lo condannò all'esilio insieme a Macedonio Plancton, il barbone che spacciandosi per Antipapa attirava una gran folla dai quattro angoli del Mondo ogni vigilia del Venerdì Santo a causa della sua defecazione pubblica nel piazzale della stazione.
Kraken e la feccia del pescarese sono dunque abbandonati su una vasca da bagno in zinco sul monte Bianco. Nel giro di poche ore Macedonio è completamente digerito dallo stomaco autoreferenziale del Kraken. Di nuovo solo Kraken contempla il mare dall'alta montagna. Immobile per anni nel giro di un secolo si tramuta in una statua di pietra. Una piccola comunità di monaci Banda, addetti alla manutenzione dei ripetitori d'alta montagna, lo venera come feticcio e simulacro. Secondo una loro leggenda con qualche fondamento, quando una nave pirata emergerà sull'orizzonte marino la statua del Kraken si scioglierà dalla sua immobilità e ciò che ora è minerale diverrà carne dotata di vita. Quel giorno segnerà la Fine dei Tempi.

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