16.1.06

Pulp

Kraken guardava con insistenza la bocca del fucile spara arpioni e spara cazzate. Il suo bilocale puzzava, colpa del sifone del cesso, e dei vicini di casa che scaricavano la loro mondezza direttamente nella sua scatola cranica. Lo stereo da quattro soldi lanciava in orbita Mingus, e Kraken sogghignava immaginando il ciccione in viaggio verso la luna.
-Un satellite nero-, e si compieceva vanesio quanto Mohammed Ali e Barbra Streisand messi assieme.
Mingus esaltava il sistema nervoso centralizzato del povero stronzo, e rendeva accettabili i suoi goffi tentativi di danza.
E comunque il suddetto stronzo doveva risolvere il problema dello spara cazzate uncinate. Si trovava a un bivio: da una parte la prospettiva di restare in vita, dall'altra un allegro trapasso infiocinato.
Lester Bangs lo chiamò esattamente nell'istante in cui stava per decidersi.
Kraken mosse il suo culo grasso verso il ricevitore, abbandonando con verghiana malavoglia l'arma sulla minuscola poltrona. I ratti scapparono al tonfo metallico, spaventati soprattutto dall'eco spaventosa della scoreggia di Jack Bass, il postino, uno dei vicini di casa.
-Ehi Krak-, disse Lester, -come stai?-
In effetti Kraken non riusciva a definire il suo stato d'animo. Si sentiva come una verruca sul culo di Miss Italia. Situazione scomoda, a tratti anche pericolosa.
La sua paranoia era chiaramente frutto del contesto sociale in cui viveva, Kraken lo sapeva, ma se ne sbatteva i coglioni.
Per occupare tutta la giornata non aveva trovato niente di meglio che aprire il cassetto segreto della scrivania segreta del segreto frenulo divino. Grazie all'eccellente erba che consumava in dosi massicce in quel periodo, Kraken non ebbe i problemi che si era aspettato. Niente nausea, cirrosi, ed altre nostalgiche emorroidi spirituali. Solo una grassa soddisfazione, ottusa a tratti, ma nel complesso molto simile a come si immaginava fosse Fats Domino.
Aveva perso il controllo della sua vesica esattamente nel punto in cui stava leggendo una lettera d'addio, che diceva caro Kraken, tu hai conosciuto il lato più spirituale e intimo di me, e forse questo ti allontanato, forse ti ha spaventato, FORSE NON ERI UNA BUONA CHIAVATA. Forse non eri una chivata COSI' buona, precisò Kraken, sommerso dallo sghigno malevolo che lo conttraddistingueva nel novero delle specie animali e umane del creato apostolico.
-Ma vaffanculo-, ed era dovuto correre in bagno, dove lo specchio impietosamente aveva evidenziato la chiazza di piscio inguinale sull'unico paio di pantaloni puliti che gli era rimasto.
Rientrato nella sua stanza, aveva ripreso la lettera; Mingus era un'iradiddio. Era l'equivalente del bignami che insegna ai più putridi adolescenti come diventare fichi in poche mosse.
La tizia si congedava salutandolo con affetto, Kraken si rullò una canna in scioltezza e proseguì nel suo scavo. C'erano un paio di manette, retaggio dei suoi giochi sadici preferiti, e un tubo di dentifricio; una lettera del suo avvocato, una copia del suo Cv in formato indoeurpeo, una lettera della motorizzazione civile che gli annunciava che la sua patente era appesa a un filo, e poi un container portuale pieno di giochi pirici cinesi.
Jack il postino scoreggiava peti sonori e schioccanti come baci e Kraken ebbe la piacevole sensazione di trovarsi a Pearl Harbour. Alzò il volume, si accese la canna, e uscì sul pianerottolo, gridando all'indirizzo di Jack Bass : ehi Jack piantala di scoreggiare sto cercando di concetrarmi-
-Fottiti Krak-, gli rispose la voce ostile di Jack Bass che si era affacciato sulla soglia del suo bilocale dall'altro lato del pianerottolo, -torna a grattarti le palle.-
Jack fece per voltarsi e Kraken intuì che stava per esalare uan vile scoreggia. Quindi:
-Fermo!-, esclamò Kraken, -se lo fai ti verranno due buchi del culo.-
-Eh?-, disse Jack. Jack?
-Pensaci.-
-Vaffanculo. Io scoreggio quanto cazzo mi pare-, decise Jack Bass. Bass?
Kraken infilò il pugno di ferro e lo colpì alla bocca dello stomaco.Jack Bass si accascio. Jack Bass?
Kraken raccolse dei frammenti di vetro da un angolo del pavimento lercio, aprì la bocca di Jak Bad Ass Bass e li infilò dentro. Dopodichè gli sfregò e guance e lo prese a schiaffi.
Kraken restò a guardarlo riprendendo a fumare; aveva un aspetto pietoso. Jack sputò un pezzo di vetro si rigirò e strisciò fin dentro casa. Kraken si disse che avrebbe dovuto tenerlo d'occhio in futuro.
Rientrando in casa, Kraken si sentiva piuttosto intrsoepttivo, e riprese a leggere le sue lettere.
Caro Kraken, sei un frocio del cazzo. Hai l'uccello più piccolo e flocio del sistema solare. Non sapresti chiavare una donna neanche se venisse San Pietro a mostrarti come si fa. Il cazzo non ti si rizza e sono stufa di dover mandare in onda vecchi pezzi registrati del Costanzo show per fartelo venire duro. Mi hai rotto i coglioni. E poi, diciamocelo... e diciamocelo perdio!. Kraken era sull'orlo di un tombino, e tutta questa storia iniziava a puzzare come una scopata rimandata troppo a lungo. O come i peti di Jack.
-Ehi Krak ma sei ancora lì?-
-Si, Lester, ti sento.-
-Bene, sai ho in mente dis crivere un libro sulla storia del rock-, disse Lester, - e sai come lo chiamerò? Rock Gomorrrah. Che ne ne dici?-
-Pura merda.-
-Eh?-
-E un'altra cosa. Tagliati quei cazzo di baffi, hippy del cazzo-, e mise giù dirigendosi con passo accettabile verso lo spara cazzate.

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